Vittorio Grassi

Biografia

Vittorio Grassi (Roma, 17 aprile 1878 – Roma, 22 agosto 1958) è stato uno dei più poliedrici e versatili artisti del primo Novecento italiano. Pittore, incisore, ceramista, scenografo, illustratore e direttore artistico dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Grassi rappresenta una delle figure più significative nel panorama delle arti applicate del XX secolo.

Figlio di Giovanni Battista e Angela De Marchi, Grassi completò gli studi classici ed entrò giovanissimo nella Banca d’Italia nel 1895 come apprendista contabile presso l’Officina carte valori. Durante il suo impiego bancario, oltre a svolgere incarichi amministrativi, ebbe l’opportunità di approfondire le tecniche tipografiche e di stampa, esperienze fondamentali che in seguito influenzarono il suo approccio alle arti grafiche. Tuttavia, una lunga serie di trasferimenti (Taranto, Barletta, Perugia) lo costrinse a interrompere la sua permanenza nella capitale, fino al ritorno definitivo a Roma nel 1902.

Parallelamente alla sua attività bancaria, Grassi coltivava con passione la pittura come autodidatta. Nel 1902, espose una prima personale a Perugia presso la Galassi Paluzzi, occasione che rappresentò il trampolino di lancio della sua carriera artistica. Questo evento fu possibile grazie all’interessamento del conte Lemmo Rossi Scotti, pittore affermato, amico di Nino Costa e animatore della società artistica “In Arte Libertas”.

Formazione e primi successi romani

Ristabilitosi a Roma, Grassi entrò in contatto con figure importanti del panorama artistico locale come Giacomo Balla, Giovanni Prini e Duilio Cambellotti, che lo guidarono verso un approfondimento delle teorie scientifiche dell’arte. Su loro consiglio, seguì lezioni di fisica sperimentale presso l’Università con il professor Blaserna al fine di dotare di base scientifica la tecnica divisionista che i suoi maestri propugnevano.

Il giovane artista aderì inizialmente alla tecnica divisionista, esponendo già dal 1903 alle mostre degli “Amatori e Cultori” di Roma al Palazzo delle Esposizioni. Un suo dipinto intitolato Temporale a Maccarese, esposto nel 1903, fu immediatamente acquisito dalla regina Margherita di Savoia, segnale inequivocabile del riconoscimento ottenuto negli ambienti aristocratici e colti della capitale.

Nel 1905, su invito di Carlandi, Grassi entrò a far parte del “Gruppo dei XXV della Campagna Romana”, prescelto con il soprannome di “lince” per la penetranza dei suoi occhi grigi e arguti. Nel 1906 gli “Amatori e Cultori” gli concessero una sala personale, onore che attestava il suo crescente prestigio. Nel 1909, rappresentò la pittura romana a Londra, esponendo presso la Fine Arts Society insieme a Coleman, Innocenti e Coromaldi.

Il successo ottenuto non passò inosservato agli occhi della Banca d’Italia. L’istituto, accortosi che Grassi “traeva lucro dall’attività di pittore”, lo costrinse, secondo l’etica rigida dell’epoca, a rassegnare le dimissioni nel 1909, evento che liberò definitivamente l’artista per dedicarsi completamente alla sua vocazione artistica.

Stile e tecnica

L’arte di Vittorio Grassi si caratterizza per una notevole versatilità e per l’evoluzione continua del suo linguaggio visivo. Nella fase iniziale, influenzato dalla frequentazione di Balla e della cerchia simbolista romana, Grassi elaborò un’interpretazione personale del divisionismo, applicandolo soprattutto ai suoi paesaggi della campagna romana e umbra. Le sue piccole tavole catturano con pennellate vibranti la luce naturale e l’atmosfera dei luoghi, rivelando una sensibilità particolarmente raffinata verso i giochi cromatici e le variazioni luminose.

Intorno agli anni Dieci del Novecento, il suo stile si evolse verso il simbolismo liberty, movimento che caratterizzò il suo lavoro nel campo delle arti applicate e decorative. In questa fase, Grassi abbracciò pienamente le sinuose linee floreali, le forme eleganti e i motivi stilizzati tipici dello stile liberty, applicandoli con grande perizia alle vetrate artistiche, ai mobili, ai pannelli decorativi e agli oggetti ceramici.

La luce e il colore rimangono elementi cardine della sua ricerca estetica. Nei paesaggi, adotta una pennellata ampia e luminosa; negli arredi e nelle decorazioni, segue alla perfezione le istanze floreali e sinuose del liberty. Questa dualità dimostra la capacità di Grassi di padroneggiare registro realistico e decorativo con eguale maestria.

Dalla metà degli anni Venti in poi, Grassi ridimensionò la sua pratica della pittura da cavalletto per dedicarsi interamente alla scenografia teatrale, all’illustrazione e all’arte decorativa, ambiti nei quali la sua ricerca si fece ancora più innovativa e sperimentale.

Opere principali

Tra le opere più significative di Vittorio Grassi figurano il trittico Ascensione, presentato alla grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 presso Valle Giulia. Quest’opera è stata riconosciuta come una delle manifestazioni più mature del suo linguaggio simbolista. Il pannello centrale è conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM), mentre i pannelli laterali rimangono nella collezione privata della famiglia.

Un’altra opera fondamentale è I Civettari (1913), esposto alla prima Secessione romana, successivamente acquisito dalla GNAM insieme a Canzone ironica. Nel 1910 vinse un premio a Bruxelles per l’opera Notturno di Chopin, oggi conservato anch’essa presso la GNAM.

Nel campo della decorazione architettonica, Grassi realizzò il progetto del villino “La casa” (1911) in collaborazione con Umberto Bottazzi e Luigi Nataletti, un’opera emblematica del modernismo italiano per la quale disegnò maioliche, mobili, vetrate e decorazioni murali. Sempre nel 1911 eseguì il grande pannello Grande veduta di Roma, che rappresenta un panorama della capitale nel periodo medievale.

Le vetrate artistiche costituiscono una parte significativa dell’eredità creativa di Grassi. Tra le più celebrate figurano quelle realizzate nel 1918 per la Casina delle Civette a Villa Torlonia a Roma, in collaborazione con Duilio Cambellotti, dove l’artista dimostrò la sua maestria nel combinare la ricerca luministica con l’eleganza decorativa. Per la chiesa del Monte Tabor in Palestina realizzò nel 1926 la lunetta-vetrata dei Pavoni, mentre negli anni Trenta e Cinquanta eseguì diverse vetrate per chiese della Terra Santa e per cappelle in Italia, tra cui la cappella di Sant’Antonio nella basilica dei Santi Pietro e Paolo all’EUR.

Nel campo della grafica pubblicitaria e della filatelica, Grassi progettò alcune tra le più celebri serie di francobolli italiani. La più famosa è la serie Siracusana, anche nota come “Italia turrita”, utilizzata a partire dal 1953 per circa un trentennio. Anche nel 1914 partecipò all’Esposizione internazionale del libro e dell’arte grafica di Lipsia.

Attività didattica e istituzionale

Dalla metà degli anni Dieci, Grassi si impegnò attivamente nella didattica artistica, ricoprendo prestigiose cattedre accademiche. Nel 1913 fu chiamato all’Accademia di Belle Arti di Roma come insegnante di ornato, incisione e scenografia, incarico che mantenne per molti anni. Nel 1921 ottenne la cattedra di Arredamento e Decorazione degli Interni presso la Scuola Superiore di Architettura di Roma, dove proseguì l’insegnamento fino al pensionamento.

Nel 1938, all’apice della sua carriera, ricevette la cattedra di Scenografia presso la Facoltà di Architettura. Tra i suoi allievi più importanti figurano scenografi e registi televisivi di rilievo, come Giulio Coltellacci, che divenne il suo preferito.

L’impegno istituzionale di Grassi si estese a molti incarichi di prestigio. Fu membro del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti, Accademico di San Luca, e ricoprì ruoli dirigenziali in varie associazioni professionali. Nel 1925, fu chiamato dall’idealista Giovanni Gentile a dirigere la sezione illustrativa dell’Enciclopedia Italiana Treccani, uno dei più importanti progetti culturali dell’epoca. Rimase al vertice di questa attività fino alla fine della sua vita, contribuendo in modo determinante alla qualità visiva di questo straordinario strumento di diffusione culturale.

Negli anni Quaranta e Cinquanta, Grassi fu inoltre chiamato a curare l’organizzazione del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, ulteriore testimonianza della sua dedizione alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Collaborazioni artistiche e letterarie

Dal 1908 Grassi collaborò attivamente con importanti riviste culturali e artistiche dell’epoca come Novissima, La Casa, L’Illustrazione Italiana, Architettura e Arti Decorative e altre pubblicazioni di rilievo. Nel 1921, l’Istituto d’Arti Grafiche di Bergamo pubblicò quaranta sue tempere di gusto preraffaellita per l’illustrazione della Vita Nova di Dante Alighieri, opera che rimane un capolavoro di editoria d’arte.

Nella stagione del teatro, Grassi progettò costumi e scenografie innovative per numerose rappresentazioni. Tra le più significative figurano il Macbeth di Verdi al Teatro Costanzi di Roma e diverse produzioni del Teatro dei Piccoli di Vittorio Podrecca, per il quale realizzò figurini teatrali e bozzetti scenici che ebbero notevole influenza nel teatro di prosa e lirico italiano.

Nel 1908 fondò la rivista La Casa insieme a Cambellotti, Bottazzi, Marcucci e Menasci, iniziativa editoriale che si proponeva di diffondere presso il pubblico le istanze moderniste europee riguardanti il miglioramento estetico della vita quotidiana.

Ceramiche e arti applicate

Nel 1912, Grassi esibì le sue creazioni ceramiche alla X Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, presentando vasi realizzati su suo disegno dalla prestigiosa Società Richard Ginori, azienda che aveva già collaborato ai rivestimenti del villino “La casa”. Queste ceramiche testimoniano la versatilità di Grassi e il suo impegno nel rinnovamento delle arti applicate secondo i dettami modernisti.

La partecipazione alle Mostre Internazionali d’Arte Decorativa di Monza (1923, 1925, 1927) rappresentò un momento di massimo riconoscimento nel campo delle arti applicate. Nel 1923 ottenne un grande successo presentando cartoni per vetrate, pannelli decorativi, mobili per una sala da pranzo e una suggestiva sala della musica realizzata in collaborazione con Giovanni Prini. Nel 1925 allestì la “Sala degli abitatori della Campagna Romana”, mostra che consolidò ulteriormente la sua reputazione di maestro dell’arte decorativa.

Mercato e quotazioni

Vittorio Grassi rappresenta una figura di grande interesse per i collezionisti specializzati in arte italiana del primo Novecento, particolarmente nel segmento delle arti applicate, della grafica e della scenografia. Il mercato dell’arte contemporanea e moderna italiano ha progressivamente riconosciuto l’importanza della sua multiforme produzione artistica.

Le quotazioni delle opere di Grassi variano considerevolmente in funzione della tipologia, della datazione e dello stato di conservazione. I dipinti a olio, soprattutto paesaggi della campagna romana con loro sofisticata resa luministica, mantengono valori di mercato stabili tra gli appassionati di arte paesaggistica simbolista. Le incisioni originali (acqueforti, acquetinte, xilografie) di inizio Novecento sono apprezzate da collezionisti specializzati di grafica e rappresentano un segmento in graduale rivalutazione.

Le vetrate, quando disponibili sul mercato, raggiungono quotazioni elevate data la loro natura di opera unica o multiplo limitato, la complessità tecnica e il prestigio dei contesti architettonici in cui vennero collocate. I disegni preparatori, i bozzetti scenografici e le illustrazioni su carta rappresentano un settore di crescente interesse, specialmente tra collezionisti interessati ai aspetti più sperimentali della ricerca modernista.

Gli oggetti ceramici e gli arredi disegnati da Grassi per Richard Ginori rappresentano un’area di interessante potenziale nel mercato dell’artigianato artistico italiano storico. Le pubblicazioni illustrate da Grassi, come l’edizione della Vita Nova di Dante o i numeri specialistici di riviste da lui illustrate, costituiscono materiale ricercato dai collezionisti di editoria d’arte e design grafico d’epoca.

Negli ultimi anni, il mercato ha dimostrato una crescente attenzione verso le figure poliedriche del primo Novecento italiano come Grassi, riconoscendo l’importanza della sua ricerca nei campi della decorazione, della scenografia e dell’illustrazione. Gallerie specializzate in arte moderna italiana e case d’asta di respiro nazionale seguono costantemente l’evoluzione delle quotazioni delle sue opere, contribuendo al processo di rivalutazione critica e di mercato.

Eredità e riconoscimenti

Vittorio Grassi è morto a Roma il 22 agosto 1958, all’età di ottanta anni, avendo dedicato la sua lunghissima carriera al rinnovamento estetico italiano secondo le istanze moderniste. La sua eredità rimane particolarmente viva nel campo delle arti applicate, della scenografia teatrale e della grafica editoriale, ambiti nei quali la sua influenza formativa si estese a intere generazioni di artisti.

Negli ultimi decenni, studi storici, catalogazioni e mostre retrospettive hanno contribuito a restituire a Grassi il rilievo meritato, riconoscendolo come uno dei più significativi artefici della modernità artistica italiana tra Otto e Novecento. L’apertura nel 2020 di una mostra monografica presso la Galleria Prencipe di Roma, curata da Francesco Tetro sulla base di quarant’anni di ricerca, ha ulteriormente consolidato il rinnovato interesse critico verso questa figura straordinaria dell’arte italiana.